Il latte diventa green: la spinta verso la naturalità di prodotti e processi

La produzione mondiale di latte quest’anno è stata pari a 800 milioni di tonnellate.
Il primo produttore al mondo del prezioso alimento ricco di calcio e vitamine è l’Asia, con le sue 300 milioni di tonnellate annue, seguita dall’Europa con 230 milioni di tonnellate prodotte, l’America con 190 milioni di tonnellate tra Nord e Sud, l’Africa e l’Oceania a concludere la lista.

Considerando e valorizzando la realtà europea, facilmente ci si imbatte sempre più in numerose iniziative che mirano alla sostenibilità degli allevamenti, alla gestione eco-solidare degli impianti di produzione e all’ottimizzazione dei processi di distribuzione su filiera corta.
L’Irlanda è una delle principali protagoniste del mondo lattiero-caseario in Europa, vantando un’esportazione continentale d’eccellenza, guidata dalla riconosciuta cooperativa Ornua.
La vera chiave del successo di produttività irlandese è l’esclusiva naturalità dei prodotti, dai terreni incontaminati messi a disposizione per il pascolo del bestiame per la quasi totalità dell’anno, alla struttura delle capienti e arieggiate stalle, passando per il programma completo di sviluppo del settore “Origin Green.
Il programma richiede ai partecipanti di sviluppare e implementare sensibilmente il valore eco-sostenibile nella fase di approvvigionamento, nella cura del bestiame, nella produzione del latte e nella logistica della filiera di trasporto, con lo scopo di garantire un impatto minimo sull’ambiente.

Dal porto di Rotterdam fa capolino una rivoluzionaria realtà produttiva, destinata a divenire il modello da seguire su scala mondiale: la Floating Farm dall’investimento complessivo di 2 milioni e mezzo di euro.
All’inizio del 2017 quaranta mucche saranno ospiti nei 1.200 metri quadrati della fattoria galleggiante, con una produzione di latte giornaliero stimata intorno ai 1.200 litri, attraverso cicli circolari di cibo, acqua ed energia.

L’intera struttura sarà capace di autoalimentarsi e mantenersi, grazie all’osservazione di innovativi materiali e sistemi automatizzati.

La Floating Farm sarà infatti energeticamente autosufficiente, attraverso l’istallazione di numerosi pannelli solari e turbine meccaniche, che permetteranno di alimentare i sistemi automatizzati interni e di produrre giornalmente latte, burro, yogurt e formaggio.
Come?
Grazie a un (geniale) ciclo di raccolta e riutilizzo delle sostanze espulse naturalmente dagli animali che abitano la fattoria galleggiante: l’urina delle mucche verrà purificata e riutilizzata per coltivare erba medica e foraggio, mentre il letame sarà impiegato come concime nella struttura e negli altri appezzamenti limitrofi.
L’innovazione olandese prevede, inoltre, un sistema di raccolta per l’acqua piovana, soggetta a purificazione e utilizzata per abbeverare il bestiame ospite.

Calandoci nella più vicina realtà italiana, da qualche anno si è movimentata l’adozione di una filiera lattiero-casearia corta, capace di ridurre costi e consumi logistici, assicurare controlli sanitari più rigidi, valorizzare gli impianti locali, in virtù di una sempre più affermata ricerca dell’eccellenza, mirando ad altissimi standard qualitativi.
In occasione della Giornata Mondiale del Latte promossa da Fao, il premier italiano Matteo Renzi ha comunicato agli allevatori italiani la firma del decreto interministeriale circa la volontà dell’etichettatura obbligatoria sui prodotti.
Tra le informazioni necessarie da comunicare ai consumatori il nome del paese di mungitura, quello di confezionamento e quello di trasformazione.

“Così si investe su un futuro industriale che parte dai coltivatori”.